Lo psicologo dà consigli?

Psicologa e sessuologa, iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana n. 10641

Copertina dell'articolo "Lo psicologo dà consigli?" di Bianca Raffaelli, psicologa e sessuologa a Firenze

No. E non perché la psicologa non voglia sbilanciarsi: un consiglio ti direbbe cosa farei io al posto tuo, e quello che farei io dipende dalla mia storia, non dalla tua.

I consigli li danno gli amici, e per fortuna. Ti conoscono, ti stanno vicino, ti ascoltano. Spesso però si arriva dallo psicologo pensando che il suo compito sia lo stesso: farci sentire meglio, o dirci finalmente cosa fare. Il mio lavoro è un altro. È aiutarti a capire perché stai così e a trovare le tue risposte, ed è per questo che, al posto di un consiglio, spesso ti faccio una domanda.

In questo articolo ti mostro la differenza con qualche esempio, ti spiego perché una domanda può servirti più di una risposta e cosa vuol dire che, a volte, prima di stare meglio si sta peggio.

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In questo articolo

Cosa ti direbbe un'amica, cosa ti chiederebbe una psicologa

A giugno ho messo a confronto, su Instagram, le due risposte che darei alla stessa situazione: quella da amica e quella da psicologa.

 

SituazioneL’amicaLa psi
Non sentirsi abbastanza“Vai benissimo così come sei!”“Quando ha imparato che doveva essere di più per meritare qualcosa?”
Paura di deludere“Nessuno si aspetta la perfezione.”“Chi o cosa rischia di perdere se smette di cercare di essere perfett*?”
Non sai che fare“Un passo alla volta. Vedrai che farai la cosa giusta per te.”“Sta cercando la cosa giusta o sta cercando di non sbagliare?”
Litigio“Lascia perdere, non ne vale la pena.”“Che posto ha questo litigio nella storia della vostra relazione?”
Ansia“Andrà bene, vedrai.”“Se non si preoccupasse lei, cosa teme possa accadere?”
Problemi nella relazione“Dimmi cosa è successo. Io sono qui con te.”“Cosa la tiene in questa relazione, oltre all’amore?”
Colpa“Raccontami cosa è successo. Sono sicura che non sia tutta colpa tua.”“Se non fosse colpa sua, cosa cambierebbe?”
Fine di una relazione“Piangi quanto vuoi, poi mangiamo qualcosa. Io resto qui.”“Cosa sta perdendo con questa relazione? La persona, il progetto, l’idea di sé?”

 

L’amica rassicura, consola, ti consiglia, ti dice “io ci sono”. La psicologa invece risponde sempre con una domanda, e la domanda sposta il discorso da quello che è successo alla tua storia: quando hai imparato a sentirti così, cosa temi, che posto ha quella cosa nella tua vita.

Sono due risposte giuste. Fanno due lavori diversi.

Perché una domanda e non un consiglio

Quando mi chiedono “ma poi tu mi dici cosa devo fare?”, rispondo che potrei anche farlo, ma che non sarebbe utile.

Mi piacerebbe avere il superpotere di sapere cosa è meglio per gli altri. Ma anch’io ho i miei limiti: quello che farei io, quello che consiglierei a un’amica, è viziato dalla mia storia e da chi sono. Pensare di sapere cosa è meglio per te sarebbe addirittura presuntuoso. E probabilmente non sarebbe nemmeno una scelta che ti soddisfa, perché non nascerebbe da quello che vuoi tu: sarebbe una risposta arrivata da fuori.

Lo dice anche il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani: l’articolo 4 chiede di rispettare l’autonomia e l’autodeterminazione di chi si rivolge a noi.

Affidarsi a quello che ci dicono gli altri è più semplice. È anche più sicuro: se la decisione non è tua, non lo è nemmeno la responsabilità. In certi momenti è rassicurante, ma è anche molto limitante. Il lavoro, in un percorso, è proprio imparare a cercare le tue risposte, le tue strade, le tue scelte. E poi trovare il coraggio di prenderle, perché ce ne vuole tanto.

Quindi la psicologa sta zitta?

No, a un certo punto parlo anch’io. Faccio moltissime domande, ma non solo quelle.

Allargo il punto di vista. Se mi racconti che un amico non ti ha invitato al suo compleanno, e ti chiedi se si è arrabbiato, se hai sbagliato qualcosa, se non sei stato o stata abbastanza presente, ti propongo di cercare insieme altre spiegazioni possibili. Non sempre quello che attribuiamo a noi ha davvero a che fare con noi: spesso la situazione è più complessa.
Riconosco il dolore. Quando mi racconti qualcosa che ti ha fatto male, te lo dico: deve essere stato davvero doloroso stare in quella situazione, sentirti così, non sentirti ascoltato o ascoltata.
Ti restituisco quello che ho sentito. Durante la seduta riformulo spesso quello che mi dici, per verificare di aver capito bene. Sentire la propria storia detta con parole diverse aiuta ad aggiungere pezzi importanti.
Quello che ti restituisco, però, parte da quello che mi hai portato tu. Prima voglio sapere le tue risposte. Non me lo invento, e non decido io cosa è vero per te. Come si svolge un percorso con me lo trovi nella pagina sui percorsi con una psicologa a Firenze.

"Secondo lei, cosa dovrei fare?"

Le frasi che sento più spesso iniziano quasi tutte così. Secondo lei dovrei lasciarlo? Secondo lei che università dovrei scegliere? Secondo lei dovrei dirglielo? Secondo lei dovrei chiederle di uscire?

Non so se siano tutte richieste di consigli, ma sono domande che rigiro, per approfondirle insieme. Ipotizziamo che tu glielo dica: cosa succede? E se facessi il contrario? E non solo cosa succede, ma come ci staresti tu: cosa ti metterebbe in difficoltà, cosa invece ti farebbe piacere in una scelta piuttosto che nell’altra. La risposta resta tua.

Chi arriva aspettandosi dei consigli, di solito lo capisco già dal primo colloquio, e lo chiarisco subito: non è quello che troverà qui. Per i consigli ci sono gli amici, che sono consiglieri fantastici e ti conoscono molto meglio di quanto possa conoscerti io dopo due o tre incontri.

Di solito la prendono abbastanza bene. Vedersi restituire la responsabilità delle proprie scelte spaventa, ma è anche liberatorio. Nelle nostre relazioni, con amici, familiari e partner, siamo abituati a dare il nostro contributo e a ricevere quello degli altri. La seduta è spesso il primo spazio in cui nessuno ti dice cosa fare.

Può capitare che una domanda, al posto della risposta che aspettavi, ti lasci un po’ spiazzato o spiazzata. Se ti succede, dillo: anche questo è qualcosa da portare in seduta.

Prima di stare meglio, si può stare peggio

Lo psicologo non scaccia il dolore con l’urgenza di farti stare meglio. Lo tiene con te, lo attraversa insieme a te, e insieme costruite un significato.

Per farlo, a volte bisogna tornare sulla scena del delitto. Non per forza per rivivere quello che è successo, ma per ricordare cosa ci ha fatto male. È doloroso ed è faticoso. Ecco cosa intendo quando dico che prima di stare meglio può anche darsi che si stia peggio.

Se in un certo momento del percorso ti senti peggio di quando hai iniziato, parlane in seduta.

Quindi meglio l'amica o la psicologa?

Non devi scegliere fra le due, e nessun percorso sostituisce un’amica che ti dice “io ci sono”. Come ho scritto alla fine di quel carosello:

Ci serve sempre qualcuno che dica “io ci sono”. A volte ci serve anche qualcuno che aiuti a capire perché si sta così.

Prenota la telefonata

Ora che abbiamo appurato che non do consigli: se cerchi uno spazio dove trovare le tue risposte, scrivimi. Il primo passo è una telefonata conoscitiva di 10-15 minuti, gratuita, per capire insieme se il mio lavoro fa per te.

Gli psicologi possono dare consigli?

Potrebbero, ma di solito non è utile. Un consiglio dice cosa farebbe lo psicologo al posto tuo, e quella scelta nasce dalla sua storia, non dalla tua. Il lavoro di un percorso è aiutarti a trovare le tue risposte e il coraggio di seguirle.

Dipende da cosa cerchi. Se ti serve qualcuno che ti rassicuri o ti dica cosa fare, un’amica lo fa meglio. Se vuoi capire perché stai così, la psicologa fa un’altra cosa: ti aiuta a guardare la tua storia da un altro punto di vista, senza decidere al posto tuo.

Io parto dalla tua vita in generale: cosa fai, dove e con chi vivi, come stai con le persone intorno a te. Poi entriamo nel motivo per cui ci vediamo e in cosa ti aspetti dal percorso, per capire insieme se sono aspettative che possiamo soddisfare.

Di solito ci vediamo una volta a settimana, per 60 minuti, e appena è possibile gli incontri si diradano. Quanti ne serviranno non si può stabilire in anticipo: dipende dalla situazione e dagli obiettivi che ci diamo.

Ritratto professionale della Dott.ssa Bianca Raffaelli, psicologa e sessuologa a Firenze, con cardigan color crema su sfondo lilla.

Bianca Raffaelli

Psicologa e sessuologa a Firenze, iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana n. 10641. Laureata in Psicologia Clinica all’Università di Padova, ha un Master in Sessuologia e un Master in psicoterapia della coppia; si sta formando in psicoterapia sistemico-relazionale. Riceve in studio a Firenze e online.

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